Alle 5.53 di questa mattina la sonda spaziale Juno è entrata nell’orbita di Giove.

Il segnale di attivazione di quello che potrebbe essere paragonato ad un pilota automatico ha impiegato 48 minuti per percorrere gli 860 milioni di chilometri tra l’antenna in California e la sonda.

Juno è alimentata da tre grandi pannelli solari dopo un viaggio durato cinque anni dopo che il razzo vettore Atlas V l’ha lanciata nello spazio.

Grande euforia al Centro Nasa Jet Propulsion Laboratory, di Pasadena, che segue da terra e gestisce tutte le operazioni della missione.

Ma grande entusiasmo anche fuori dagli Stati Uniti, perché Juno reca a bordo apparati scientifici (11, in tutto) realizzati da altre nazioni, due dei quali realizzati da centri di ricerca e aziende italiane.

Appena prima di raggiungere l’orbita di Giove è stato attivato il motore che in circa 35 minuti ha permesso di rallentare la velocità di Juno di 541,7 m/s in modo da poter essere “catturata” dalla gravità del pianeta.

Muovendosi su un’orbita polare, Juno ne studierà i campi gravitazionali e magnetici, esplorerà le sue nubi vorticose e l’atmosfera, una delle caratteristiche di Giove. Misurerà l’abbondanza di acqua e cercherà di determinare la struttura interna del pianeta, cercando prova della presenza di un nucleo solido.

L’evento è stato celebrato non solo dalla stazione spaziale ma anche da Google che ha celebrato l’evento con un doodle animato che rappresenta l’arrivo del segnale di trasmissione.

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