Frasi bellissime che ho letto sui libri. Da tempo pensavo di realizzare una pagina con la raccolta di testi che per me hanno un significato particolare.

Le sottolineo oppure le evidenzio quando uso il Kindle. E di solito, oltre a lasciarmi qualcosa – dentro – le uso come didascalia per le mie foto su Instagram.

Il mare dove non si tocca (Fabio Genovesi)

Ma andava benissimo così, quando succedono le cose splendide va bene sempre, anche se è solo un sogno. Basta non svegliarsi mai.

…e in tutto questo mondo che gira e traballa nell’universo, la normalità è la stranezza più grande che ci sia.

Ma le risposte alle domande importanti hanno questo grande difetto, che non puoi dartele da te come ti piacciono, puoi solo stare ad ascoltare e prepararti a starci male.

Le persone magari muoiono, ma le loro storie se sono belle vivono per sempre.

Passi i giorni a ragionare, fai progetti e misuri ogni passo con attenzione, ma tanto poi la vita ti arriva addosso a valanga e ti sbatte dove le pare, in fondo al tuo destino incasinato.

Però a me non mi ha convinto mai, la sincerità. Non ci vuole nulla a essere sinceri, basta aprire la bocca e buttare fuori tutto lo schifo che hai dentro.

La solitudine è così, non devi mica essere solo per sentirla, ti prende anche in mezzo alla folla, perché quando ti senti solo davvero non è che ti mancano tante persone, te ne manca una, ma tanto.

Passo dopo passo, avanti a caso, avanti per sempre.

 

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L’anima di ogni persona è proprio questa qua: è la sua storia da raccontare, e più è bella e più vola fra le bocche e le orecchie e dura nel tempo. Il tuo corpo finisce in una cassa, ma la tua storia viaggia per il mondo, viaggia per sempre.

Lo decide solo la vita quando ti devi fermare, e quando lo decide ti ferma davvero. Se invece oggi ti lascia ancora libero di andare, bisogna che stringi i denti e corri più forte che puoi.

Se ti manca una persona, a Natale ti manca cento volte di più.

Perché imparare le cose della vita è come svuotare il mare con un bicchiere: prima di cominciare ti sembra un’impresa difficile, ma se ti fai coraggio e ci provi, allora capisci che è proprio impossibile.

Viaggia così, quel treno assurdo, si ferma e riparte quando gli pare, niente avvisi né orari stabiliti. Magari sta piantato nello stesso posto così a lungo che credi di restare lì per sempre, poi dal nulla fischia e riparte a razzo, e in un attimo ti trovi in una stazione nuova e misteriosa dove ogni cosa è diversa, soprattutto te: sei andato a letto che eri tu, ti svegli che sei qualcun altro.

Le cose belle sono come quelle brutte, è difficile farsele uscire dalla bocca, così restano a gonfiarti la gola mentre dici solo le cose medie. Il meglio dei nostri discorsi resta sempre rinchiuso dentro di noi, a morire nel buio.

Ogni tanto le cose meravigliose si stufano di stare lì sedute a invecchiare nel mondo della fantasia, allora una scatta in piedi, prende un giorno a caso della tua vita e ci si tuffa dentro.

Perché ci sono cose che arrivano per farti ridere e altre per farti piangere, e altre ancora che sono così giganti da travolgere tutto, e tu voli via con loro e ridi e piangi insieme, e sventoli le mani a caso nell’aria piena di fulmini e tuoni, tuoni e fulmini, in braccio a una tempesta che si chiama felicità.

Se c’è una cosa davvero impossibile nel mondo, è che esistano persone che ci credono, che ci sia qualcosa di impossibile.

Il tempo serve a una cosa sola, a tenere il conto mentre tutto, prima o poi, ritorna.

È strano: aspetti sempre che qualcuno ti aiuti a imparare qualcosa, e invece impari così tanto quando sei tu che ti metti ad aiutare qualcun altro.

E nascere è bellissimo, è l’inizio di questa avventura sgangherata che si chiama vita.


La tristezza ha il sonno leggero (Lorenzo Marone)

Disponibile in Kindle Unlimited

Avevo appena imparato che, a volte, anche le domande non poste, proprio come le scelte che non facciamo, possono far del male a chi ti sta a cuore.

Ci sono individui che dicono di credere nell’amore, ma non sono disposti a farsi sottrarre una porzione di letto, parlano di condivisione e non accettano di trovare il bagno occupato, si riempiono la bocca di progetti, e poi sbuffano se per caso la televisione è sul canale sbagliato. Grazie a loro ho capito che esistono persone che amano altre persone, e persone che amano solo l’idea di amare altre persone. Con queste ultime si può, al più, fare una cena galante, con le prime, invece, si possono anche spacchettare i cartoni di un trasloco.

Fai il possibile perché ciò che ti piace non diventi un passatempo da coltivare solo nel fine settimana. È la via più diretta per trasformarsi in un infelice.

 

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A volte chi si preoccupa per te può fare molti più danni di chi a stento si accorge della tua presenza.

Pensavo a quando un domani ti innamorerai. A chi porterai a casa. In fondo siamo tutti estranei prima di conoscerci. Anche io e Erri lo siamo stati. Innamorarsi è il più grande atto di fiducia che ci possa essere fra due estranei. Pensa questo ogni volta che ti troverai in difficoltà nell’entrare in una stanza piena di gente sconosciuta, o al cinema, se ti scoprirai di fianco a chi non conosci, pensa che la vita ti sta solo donando una nuova possibilità di trovare qualcuno di speciale. Non ti dirò, come molti, di restartene sulle tue, di non esporti troppo. No, io ti dirò di avere fiducia e imparare ad accogliere gli altri. Più muri alzerai, e meno luce entrerà nella tua vita.

Il dolore sordo, quello che non fa casino e non arriva all’improvviso, ma ti fa compagnia silenzioso, ogni giorno e ogni notte, e si infiltra poco alla volta, finché ti crepa la pelle, proprio come l’acqua erode l’intonaco.

I desideri più segreti col passare del tempo diventano segreti anche a noi stessi.

 

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Anche i padri degli altri, se vogliono, possono farti da padre.

Il fatto è che tutto ciò che non fai quando è il momento di farlo, te lo porti dietro come una zavorra per il resto dei tuoi giorni.

Il nostro cuore non può stare per troppo tempo all’asciutto, altrimenti si inaridisce. Invece molti rilasciano l’amore che hanno dentro tutto in una volta, e poi si seccano, come una spugna stretta fra le mani e messa da parte.

La verità è che tra la speranza e il rimpianto passa un soffio. E in quel soffio trascorriamo gran parte della nostra vita.

E ho capito che sono proprio loro, i piccoli gesti di ogni giorno, le abitudini, persino le ossessioni, a svelarti una persona. Le nostre minuscole e preziose cose sono visibili solo a chi ci osserva con attenzione, tutti i giorni. Sono il grande privilegio che concediamo a chi ci ama.

Chissà perché nella vita, più si va avanti, più si tende a eliminare qualcosa: prima i baci, poi le carezze, gli abbracci e, infine, le parole. Invece, bisognerebbe aggiungere. Sempre.

L’amore, quello vero, non deve resistere al tempo, ma alle ferite.

Trascorriamo la vita a rincorrere una mancanza, e a stento ci accorgiamo di tutto il resto che è ai nostri piedi.


Esche vive (Fabio Genovesi)

Perché il vuoto vero non è il niente, ma il niente dove invece dovrebbe esserci qualcosa. Qualcosa di importante, che c’è sempre stato, poi a un certo punto guardi e ti accorgi che quella cosa non c’è più.

È sempre così, quello che manca conta molto di più di quel che c’è.

 

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Forse è solo che ognuno nel mondo si sente così speciale e unico e incomprensibile, ma invece alla fine siamo tutti uguali e passiamo gli stessi casini e abbiamo bisogno delle stesse cose.

La bici il motore ce l’ha, e sei proprio tu. Il tuo cuore che manda il sangue in giro per le vene, le gambe che mulinano veloci, la catena che balla tra il pignone e la corona, il soffio dei raggi che frullano leggeri nell’aria. Un sacco di movimenti pieni e rotondi che si incontrano e si mescolano e alla fine diventano una cosa sola, forte, veloce e silenziosa. Il motore più fantastico che ci sia.

Ci sono parole che ti restano dentro, piantate fonde nella pancia, e stanno lì una vita senza uscire mai. Ma sono legate fra loro con una specie di corda, e se per caso una si stacca e viene fuori dalla bocca, le altre le vanno dietro a cascata.

L’unico aspetto positivo del parlare con una persona che ti considera stupida e inadatta e anche poco normale, è che non devi preoccuparti di lasciarle una buona impressione quando te ne vai.

 

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Per una volta nella vita scopri che stare bene non è una partita impossibile, soprattutto se smetti di giocarti contro.

Una mancanza non sostituisce l’altra, c’è spazio per tutte qua dentro, non c’è limite alla tristezza.

Nella vita è meglio avere tanti sogni perché funziona come le cartelle della tombola: più ne hai e più è probabile che vinci.

Ho imparato a vincere quando mi hanno insegnato a perdere.

E mi sa che la vita è proprio questa cosa qua, un fiume di roba che ti arriva addosso tutta insieme, un po’ la prendi e un po’ la perdi e un po’ nemmeno ti accorgi che è passata, e magari era proprio quella lì che faceva al caso tuo. Ma non lo puoi sapere e nemmeno starci troppo a pensare, perché stai ancora in mezzo al fiume e la roba arriva e passa e va.

Ci sono cose che sono proprio giuste, cose che semplicemente devono succedere per quanto sono belle, anche se poi non succedono.

Perché quando decidi di pescare, l’esca è importante. Non puoi stare senza niente all’amo e aspettare, qualcosa devi mettere in gioco, sennò non ha senso giocare.

Puoi conoscere tutte le teorie e le tecniche del mondo, ma ogni tanto nella vita arriva qualcosa di enorme che ti salta addosso e tutte le cose che sai non hanno più senso, puoi solo restare col culo per terra a guardare l’acqua che impazzisce e le rane che scappano e tutto il casino e gli schizzi e le onde.


Carrozza 12 (Paolo Navi)

Una sorpresa ha bisogno di alchimia. Deve arrivare al momento giusto, con la carica gaudiosa di chi la fa, con la meraviglia stupefatta di chi la riceve. C’est un moment magique. È irripetibile. Se passa, non c’è più.

 

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L’amore è tutto una finzione. L’amore altera i sensi, altera gli ormoni. Tutto è falsato e questo tiene insieme la coppia. Se tu riconduci il rapporto alla realtà, l’amore finisce.

L’unico modo per spezzare un legame a cui non si crede più non è la pazienza del convincimento, è il convincimento dell’odio.


Storia d’amore senza parole (Luis Sepúlveda)

Ci limitavamo a fermarci ogni tanto e a baciarci, a baciarci fino a sentire che il bisogno di respirare era superfluo.

Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. È come gettare la spugna per assenza dell’avversario, e anche se al pugile alzano la mano tra gli sbadigli, la sensazione di sconfitta perdura fino a trasformarsi in rassegnazione.

È sparito da tempo il gonfiore all’occhio, ma resta il livido nell’anima e manca qualcosa, Mabel, manca qualcosa, ecco perché uno va camminando nella vita come un insetto zoppo, come una lucertola senza coda o qualcosa del genere.


Paradiso e Inferno (Jón Kalman Stefánsson)

Non esiste quasi niente di più bello del mare nelle giornate serene o nelle notti terse, quando anche lui sogna e la luna è il suo sogno.

Più c’è luce e più c’è tenebra, così va il mondo.

Quello che ci sembra dolce durante, alla fine poi ci rende tristi.

Non c’è bisogno di alzare la voce per chiedere l’essenziale.

 

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Passiamo l’esistenza alla ricerca di una soluzione, di qualcosa che ci consoli, che ci dia felicità e scacci tutti i mali.

La luce della luna può renderci vulnerabili. Risveglia in noi i ricordi, le ferite si aprono e sanguiniamo.

Che inferno avere delle braccia e nessuno da abbracciare.

 

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La gente vive, ha il suo momento, i suoi baci, le risate, gli abbracci, le sue parole dolci, le sue gioie e i suoi dolori, ogni vita è un universo che poi crolla su se stesso e non lascia niente dietro di sé se non pochi oggetti resi preziosi e attraenti dalla scomparsa del proprietario, diventano importanti, a volte sacri, come se un frammento di quell’esistenza che è sparita si fosse trasferita sulla tazza del caffè, sulla sega, sulla spazzola, sulla sciarpa. Ma tutto alla fine svanisce, i ricordi si cancellano e tutto muore.

Quanto riesce a sopportare il cuore di un uomo?

È salutare stare soli nella notte, diventi tutt’uno con la quiete e provi una certa complicità, che però può trasformarsi senza preavviso in dolorosa solitudine.

Il cuore è un muscolo che pompa il sangue, la dimora della sofferenza, della solitudine, della felicità, l’unico muscolo capace di toglierci il sonno.

La dimora dell’incertezza: ci sveglieremo ancora vivi, pioverà sul fieno, abboccherà il pesce, mi ama, attraverserà la brughiera per dirmi le sole parole che contano?

 

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Ci sono parole che hanno il potere di cambiare il mondo, capaci di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Parole che sono palle di fucile, come altre sono note di violino. Ci sono parole che possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono avversi e noi forse non siamo né vivi né morti. Ma le parole da sole non bastano e finiamo a perderci nelle lande desolate della vita se non abbiamo nient’altro che una penna cui aggrapparci.

Chi non ha neanche un sogno è in grave pericolo.

Il tempo ha molte facce diverse e l’orologio raramente segna quello che passa dentro di noi, il tempo reale della vita, d’altronde molti giorni possono passare in poche ore, e viceversa, e il numero di anni è una scala imprecisa per misurare la vita di un uomo, chi muore prima di quarant’anni forse ha vissuto in realtà molto di più di chi muore oltre gli ottanta.

Tra le persone ci sono fili invisibili e lo sentiamo quando si rompono.

Le lacrime alleviano e consolano, ma non basta. Non è possibile infilarle una dopo l’altra e calarle come una corda luccicante nelle profondità oscure per riportare in superficie chi è morto e avrebbe dovuto vivere.

Chi abita in questa valle vede solo frammenti di cielo. Per orizzonte ha le montagne e i sogni.

Alcuni devono vivere a lungo prima di trovare un luogo che possa liberare questa parola grossa, «casa», dalle catene della lingua.

Ci sono poesie che ti portano in luoghi dove le parole non arrivano, e neanche i pensieri, ti portano dritte all’essenza stessa, la vita si ferma per lo spazio di un istante e diventa bella, limpida di rimpianti e di felicità.

morto. Chi muore si trasforma immediatamente in passato. Poco importa quant’era importante, quanta bontà o quanta voglia di vivere avesse, o come sia impensabile l’esistenza senza di lui: la morte dice preso! e la vita svanisce in un secondo e la persona si trasforma in passato. Tutto quello che era legato a lei diventa un ricordo che lotti per conservare, che è un tradimento dimenticare. Dimenticare il suo modo di bere il caffè. Il suo modo di ridere. Il suo modo di alzare gli occhi. Eppure lo dimentichi. È la vita che lo pretende. Dimentichi a poco a poco, ma con costanza, e può essere talmente doloroso che fa male al cuore.

L’inferno è essere morti e rendersi conto che non hai avuto cura della vita quando ne avevi la possibilità.

C’erano i monti e la distanza tra loro, ma i loro occhi si incontravano sulla luna, come fanno dall’inizio dei tempi gli occhi degli amanti, è per questo che la luna è stata messa in cielo.

Sperare nel profondo di noi stessi, dove batte il cuore e si radicano i sogni, che nessuna vita sia stata invano, sia senza uno scopo.

A volte è nel sonno che si è più felici, sei al sicuro, il mondo non può raggiungerti. Sogni zucchero candito e giorni di sole.

 

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Non è sempre facile rievocare il passato senza provare uno struggimento al cuore, senza provare nostalgia e il rimorso di non averlo goduto appieno, di non aver ascoltato abbastanza.

Papà, perché il sole non cade, perché non vediamo il vento, perché i fiori non sanno parlare, dove va il buio d’estate, e la luce durante l’inverno, perché le persone muoiono, perché dobbiamo mangiare gli animali, non sono tristi, quando morirà il mondo?

Era così bello avere un vero amico in questo mondo, così almeno non ti senti più completamente vulnerabile, hai qualcuno con cui parlare, qualcuno da ascoltare senza essere costretto a proteggerti il cuore.

Era un gran sollievo poter parlare del mondo esterno, dove le linee sono più nette e le parole non graffiano il cuore, non vanno a irritare le ferite che abbiamo dentro.

I sogni a volte ci liberano dalle amarezze della vita. Sono come il sole dietro le tende del mondo.

Dio ti ha messo in petto un cuore buono e bello, ma purtroppo ha dimenticato di dargli una corazza.

I lampioni, al Villaggio, e sono anche ben spaziati; in realtà sono come la vita: qualche momento luminoso separato da giorni di tenebra.

Me lo descriveva in un modo così vivo che mi si è impresso nella memoria e non passa quasi giorno senza che non pensi a lui, a volte mi sembra che mi accompagni, in modo che non senta troppo la solitudine.

Gli occhi, non sono come le mani che possono semplicemente addormentarsi, o come le gambe, che nessuno nota per un po’ di tempo, gli occhi sono tutti diversi, si riposano soltanto dietro le palpebre, quel sipario sui sogni. Gli occhi sfuggono a ogni controllo. Dobbiamo pensare a dove e quando li posiamo. L’intera nostra vita scorre attraverso gli occhi, e per questo possono essere fucili quanto note musicali, un canto di uccelli o un grido di guerra. Hanno il potere di svelarci, di salvarti, di perderti.

Dobbiamo prenderci cura di chi ci è caro e di chi ci vuole bene, sforzandoci di non rimandare mai al domani, la vita è troppo breve e a volte si conclude in modo inatteso.

Senza peccato non c’è vita.

Che cos’è la vita? Forse la risposta è implicita nella domanda, nello stupore che cela in sé. La luce vitale si affievolisce per trasformarsi in tenebra quando smettiamo di stupirci, smettiamo di interrogarci e quando prendiamo la vita come una qualsiasi faccenda quotidiana?


Il libro del mare (Morten Strøksnes)

Qualcuno una volta ha scritto che il nostro pianeta non dovrebbe chiamarsi Terra: dovrebbe semplicemente chiamarsi Mare.

Mai si libereranno della nostalgia del mare. E il mare che li chiama è costretto ad accontentarsi di risposte evasive.

«Acqua e meditazione sono sposate per sempre».

Nulla succede in tempo reale, tutto ciò che vediamo è passato. Siamo sempre un po’ indietro. Perfino nelle nostre interazioni più prossime, perfino nelle nostre teste siamo indietro di un milionesimo di secondo.

Il mare è l’origine. Onde dalla profonda notte ancestrale ci scorrono dentro, come echi di lievi sciacquii in un’inaccessibile grotta sull’acqua. A volte, quando stiamo sulla riva in mezzo a una furiosa tempesta, è come se il mare ci rivolesse indietro.

Magari guardare l’oceano in tempesta fa sentire a qualcuno quanto è vecchia la terra: quell’immensa superficie dove il vento scava rughe sul fronte delle onde, la schiuma che vola come capelli bianchi, il rombare profondo, e tutto quanto dà al mare il suo volto ancestrale.


Ci vediamo un giorno di questi (Federica Bosco) – Leggi gratis con Kindle Unlimited

Il cuore dovrebbe essere un posto accogliente in cui aggiungere altre persone, non sottrarle.

Il cervello si adatta sempre, ricalcola il percorso per salvarsi la vita.

Quando ti convinci che una cosa non è importante, riesci a conviverci.

C’è sempre bisogno di una disgrazia perché la gente capisca com’è tutto fragile e decida di mostrare quello che prova per gli altri.

L’amore, quando si è grandi e si sono fatti un bel po’ di errori, ha un sapore ancora migliore. Sa di fiducia.

 

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